La cattiva informazione e la complicità degli spettatori

 

Di Michela Sbaffo

 

Se accendessi la TV adesso probabilmente potrei sapere a che ora esatta è morta Meredith, magari assistere in diretta all’ultimo aggiornamento sul caso e scoprire finalmente: chi sarà l’assassino? Sarà rintracciato prima il carnefice di Perugia o quello di Garlasco? E Olindo e Rosa avrebbero ucciso ancora? Si pentiranno mai della strage commessa? La Franzoni è innocente o colpevole?   Non c’è bisogno di spiegare: sappiamo tutti di cosa e di chi stiamo parlando. Persone che fino a un istante prima dell’odioso gesto appartenevano alla dimensione anonima del quotidiano vengono catapultati dalla macchina mediatica in un grande romanzo giallo fatto di chiacchiere, tg flash, microfono ai familiari... e il giornalista diventa investigatore. É davvero questa l’informazione che vogliamo? Sembra proprio di sì. I giornali assetati di denaro si concentrano su ciò che sanno attirerà di più l’attenzione del lettore. La cronaca nera concede l’antica catarsi di sangue e tragedia che l’uomo sembra esigere da tempi arcaici. E gli ascolti e le letture crescono. Ma la domanda è: è questa l’informazione che ci serve? Per soddisfare la bestia che è in noi abbiamo l’imbarazzo della scelta in libreria. Lasciamo perciò alla polizia di assicurare alla giustizia chi ha sbagliato. Un giornale dovrebbe rispondere in primis all’esigenza di utilità per permetterci di vivere in modo consapevole e migliore nel nostro paese. Segnalare le cose che non vanno, dare spazio a iniziative, proposte, opinioni. Anche le buone notizie non guastano. Nel mio piccolo è quello che ho cercato e cerco di fare con Vivere Osimo.it. Ma la speranza è che in tutti i giovani giornalisti si accenda questa coscienza e vi possa essere una definitiva inversione di tendenza. Forse il futuro ci riserva non solo un’informazione sulla rete ma anche un’informazione finalmente “utile”.