Informazione, pubblicità… e messaggi subliminali
di Elena Beccacece
Sarà deformazione professionale, o semplicemente l’ambito di studio, ma il Dialogo inevitabilmente, per me, rimanda alla sfera di rapporti sociali basati sulla comunicazione e sull’informazione. Un’informazione che oggi dovrebbe rivedere il suo ruolo: tra processi mediatici, violenze e delitti che hanno seguito infinito in tv ( come Cogne, Garlasco e Perugia), fintanto che servono per far passare in secondo/ultimo piano le vicende politiche, economiche e sociali davvero rilevanti per i cittadini. Infatti, relativamente poche sono state le indignazioni pubbliche per le intercettazioni Rai-Mediaset, coi direttori che decidevano a tavolino cosa, come e chi censurare. La sensazione di una costante limitazione dell’informazione e dello sviluppo della nostra capacità critica, peraltro, non dovrebbe più stupirci: è risaputo che interi palinsesti televisivi (emittente pubblica compresa) ed i format esteri soprattutto (vedi “Endemol” con la sua schiera di reality) sono creati apposta per fornire pubblico alla pubblicità. Non che quest’ultima sia totalmente negativa…La pubblicità informa, colora il nostro quotidiano, propone mode, diverte, a volte fa riflettere, e soprattutto agevola la concorrenza tra le imprese (quando non è ingannevole). Ciò di cui non si parla mai, invece, è di un tipo di messaggio pubblicitario “occulto” che ha nella segretezza il requisito necessario per ottenere l’effetto voluto. Il messaggio subliminale, così si chiama, agisce solo a livello del nostro subconscio facendoci apparire vero e desiderato ciò che viene propagandato. Nata negli USA con il boom economico, questa tecnica ha presto fatto il giro del mondo per essere sfruttata a scopi commerciali, ma anche politici e religiosi. Uno dei primi esperimenti di cui si ha notizia viene da un cinema del New Jersey: ad intervalli martellanti la pellicola di un film veniva interrotta, in modo impercettibile, da fotogrammi flash con scritte tipo “Mangia i popcorn!”, o “Bevi Coca-cola”. Il risultato? Le vendite dei due prodotti crebbero vorticosamente (si parla di un 38%), ma da qui in avanti non furono più forniti dettagli sugli esperimenti, che sicuramente ci furono considerata la moltiplicazione dei messaggi subliminali. Il caso più sconvolgente riguarda la Disney, condannata a pagare un’ammenda (ridicola per la gravità dei fatti) per aver disseminato in fumetti e cartoni animati simboli massonici e riprovevoli immagini, soprattutto a sfondo sessuale, per condizionare la psiche dei bambini. Tantissimi altri esempi si potrebbero citare, dai testi delle canzoni che a livello inconscio incitano al consumo di droghe, agli stabilimenti Fiat “sonorizzati” per aumentare la produttività degli operai; ma sebbene in ambito medico queste tecniche possono migliorare e addirittura guarire alcune patologie mentali, se usate indiscriminatamente rischiano di sortire effetti incontrollati sul comportamento. Sperando di aver fornito qualche spunto su cui riflettere, senza eccessivi allarmismi, vorrei concludere con le parole di uno studio dell’ONU, per cui “Le implicazioni culturali dell’indottrinamento subliminale sono il più grande pericolo per i diritti umani nel mondo”.