IL DIALOGO NELLA PIANIFICAZIONE URBANA
di Andrea Catena
Lo strumento per programmare l'uso del territorio è il PRG (piano regolatore generale), ovvero un insieme di regole di comportamento che devono essere condivise da tutta la collettività. Parlare di un Prg non è facile in quanto diversi sono i modi in cui può essere fatto e molte sono le controindicazioni che si possono incontrare nel farlo; per portare un esempio un piano potrebbe esser ottimo sulla carta ma poi difficilmente applicabile in pratica. Il PRG nacque dalla legge 1150 del 1942 nella quale era stato previsto sia come strumento per governare le trasformazioni comunali, che quelle intercomunali (quasi mai applicato per queste). Il modello della legge 1150/42 (che prevedeva anche Piano Territoriale di Coordinamento, Piano di Fabbricazione e Piano Particolareggiato) risultò efficace per l'espansione urbana ma meglio avrebbe funzionato se fosse stato applicato a volte più coerentemente e se i comuni avessero avuto denaro illimitato per pagare gli espropri (procedure autoritative onerose fin troppo per le Pubbliche Amministrazioni che inoltre innescarono diatribe lunghe anni ed anni). Oggi il contenuto dei piani, nella maggior parte dei casi, non è più l'espansione ma la trasformazione e la riforma urbana: piani di riqualificazione, recupero di aree dimesse, rifunzionalizzazione dei tessuti urbani. Nuovi sono i temi all'interno del dibattito urbanistico, nuovi gli strumenti e nuovi i modelli che vengono in aiuto ad una "nuova pianificazione". E' il caso della Perequazione Urbana incentrata sul dialogo, dove tutti partono dalle stesse condizioni, che rende la proprietà indifferente alla destinazione d’uso del suolo evitando oltre tutto situazioni di speculazione. I vantaggi in termini pratici (anche nell'esempio perequativo specifico di un Piano di Comparto) stanno nel fatto che il proprietario di un suolo destinato ad esempio a verde pubblico non vede scomparire la sua possibilità di edificare, ma potrà farlo in un lotto di altra proprietà nei dintorni dove verranno innalzati gli indici di edificabilità di una quantità pari a quella che avrebbe avuto per il suo suolo.Il concetto di Perequazione Urbanistica non si limita certo ad evitare i seppur intricato discorso degli espropri, ma esteso ad un livello più generale riesce a fornire garanzie precise ad un qualsiasi processo di pianificazione tra le quali: rendere dialogata, partecipata, oggettiva e non discrezionale la pianificazione; conferire efficacia al Piano attraverso un bilancio finale tra obiettivi e risultati; infine garantire l'attuazione della parte pubblica della città non solo quantitativamente (rispetto solamente degli standard) ma soprattutto per la qualità dello spazio pubblico, condizione di partenza di un processo di effettiva riqualificazione urbana.