Intervista a Sua Eccellenza

Mons. Edoardo Menichelli

Il volontariato:

quale testimonianza, e quale futuro?

Sabato 20 settembre l’arcivescovo di Ancona – Osimo ci riceve in curia

Eccellenza nella nostra diocesi operano una moltitudine di associazioni di volontariato: come si pone la Chiesa in questo contesto?

Il volontariato è una straordinaria ricchezza per la società, rappresenta indiscutibilmente una vera e propria colonna della solidarietà. Per la

verità in alcuni casi può patire un certo rallentamento, forse perchè si va ad intrecciare con altre forme di partecipazione sociale,

come ad esempio il servizio civile. Il ruolo della Chiesa è quello di alimentare le motivazioni profonde di chi fa volontariato

che, non dimentichiamolo, hanno radici nel Vangelo: per noi cristiani tutto quello che facciamo ad un nostro fratello

è come se lo avessimo fatto a Gesù. Il compito della Chiesa è proprio di sottolineare questo aspetto.

In Ancona grazie all’impegno del Comune, Caritas,

Fondazione Cariverona e Cei è stato realizzato il centro caritativo

“Giovanni Paolo II”: può rappresentare un modello

da esportare per una educazione alla carità?

Il centro normalmente chiamato S.S.ma Annunziata nasce da questa sinergia di forze ma il vero modello da far crescere è un

altro. Mi riferisco alla partecipazione. Solo dove c’è una sinergia partecipativa avremo una visione completa e reale sul

grande tema della carità e della solidarietà. Fare un’opera è difficile, farla vivere è più impegnativo.

Osimo è una comunità ricca di esperienze di volontariato, molte delle quali nate sotto l’insegnamento della Chiesa.

Qual è l’indirizzo per far si che il loro operato diventi risorsa a servizio delle politiche sociali della comunità osimana?

Vi ringrazio della domanda perché mi dà l’opportunità di dare testimonianza pubblica delle opere che danno lustro alla

città di Osimo. Dalle iniziative verso i disabili a quelle volte agli anziani con le case di riposo. Tutto questo dà continuità

ad impegni nati da forte motivazione cristiana. Per qualificare questo tipo di presenza bisogna ricercare e valorizzare il

momento ispirativo che è alla base di tutto. L’elemento ispirativo è quello da qualificare perchè è il Vangelo che ce lo

indica, Gesù dice:” l’avete fatto a me”. L’opera di carità è riconducibile all’ispirazione che l’ha realizzata.

Molti degli obiettivi in campo sociale si equivalgono sia per le istituzioni politiche che per le fondazioni e le associazioni.

Quali possono essere i suggerimenti o le provocazioni al mondo della politica in questo contesto?

La politica non mi appartiene. Tuttavia cito tre punti focali: attenzione per la città e il territorio, sensibilità per i problemi

e risposte realizzabili. Riassumendo occorre inseguire il bene di tutti, inteso come ricerca appassionata di un modo di

far vivere le persone. La politica deve essere quella delle cose possibili per il bene collettivo.

In conclusione, cosa manca e cosa c’è da fare per diffondere una maggiore cultura dell’associazionismo come sorgente

di benessere economico sociale per il nostro territorio?

Alla base c’è una rilevazione culturale che nel nostro tempo è quella del benessere. Questo però ha creato un’involuzione.

Il benessere diffuso ha dato vita ad un soggettivismo di difesa. Per intenderci il ragionamento è questo: più ho e più lo

difendo. Il benessere diventa un godimento personale e non collettivo. Quello che c’è da fare è far capire che il benessere

personale diventi anche il bene-essere sociale. La centralità della persona è la principale via da percorrere.