D. On. Merloni, quale futuro per l’economia italiana e marchigiana?

 

R. La globalizzazione ha portato profondi mutamenti negli equilibri economici del mondo e nell’assetto della competizione internazionale.

Il futuro della economia italiana e, ovviamente, di quella marchigiana, dipende dalla capacità che avremo di adeguare con prontezza il nostro sistema a questi mutamenti.

Dal punto di vista delle imprese, ci sono tre direttrici che, secondo me, vanno seguite.

La prima è quella di elevare il livello qualitativo e tecnologico delle produzioni, in modo da contrastare la concorrenza che i Paesi emergenti ci fanno sulle produzioni più semplici.

La seconda è accelerare l’internazionalizzazione, creando posizioni commerciali in una prima fase e, successivamente, realizzando insediamenti produttivi nei territori delle nuove economie, allo scopo di conoscere e presidiare i mercati, abbattere i costi di trasporto dei prodotti, aggirare gli oneri, a volta pesanti, dei dazi doganali.

La terza, la più importante, è quella di qualificare le risorse umane, in termini di conoscenze specialistiche, di professionalità, di visione, tenendo presente che, sempre più, gli uomini sono la risorsa fondamentale di ogni impresa.

Molte imprese italiane si stanno muovendo con determinazione, e spesso con successo, lungo queste direttrici, e tra queste, in modo particolare, quelle marchigiane, alcune delle quali emergono in settori innovativi.

Certamente, però, il futuro della economia è determinato non solo dalle imprese, ma anche dal contesto di sistema; e su questo piano, molto c’è ancora da fare per attuare le profonde riforme di struttura che sarebbero necessarie.

 

 

D. Come contrastare il timore di una recessione?

 

R. La recessione è un meccanismo che si alimenta proprio attraverso il timore che essa si manifesti.

Quindi, situazioni come quella che stiamo vivendo, indubbiamente difficile, devono essere affrontate con molta calma e obiettività, valutando i fatti per quello che sono.

E i fatti ci dicono che, oggi, l’Europa non ha davanti a sé prospettive di recessione, o, comunque, ne ha molto meno che gli Stati Uniti.

Credo, che, piuttosto che abbandonarci a pessimismi improduttivi, sia il caso di recuperare gli slanci e le tensioni che hanno sostenuto la crescita dell’Europa, e in particolare, dell’Italia, nei cinquanta anni passati; se questo avverrà, saremo in grado di allontanare il pericolo di una recessione per molto tempo.

 

 

D. Quale ricetta per il rilancio della competitività di impresa?

 

R. In parte, l’ho già detto: internazionalizzazione, qualità, risorse umane. Aggiungerei l’innovazione, e non tanto quella scientifica e tecnologica, che pure sono fondamentali, quanto quella capacità proprio del vero imprenditore, di trovare sempre soluzioni nuove a problemi vecchi. Per fare un esempio delle Marche, pensi al settore delle calzature, che sembrava morente e che, al contrario, ha avuto un forte rilancio; qui, l’innovazione è consistita nello sviluppo del design e nel catturare le opportunità offerte da settore della moda.

 

 

D. Quale il ruolo strategico della piccola e media impresa italiana e più in particolare marchigiana dinanzi all’emergere di Paesi come India e Cina?

 

R. Credo superfluo parlare dei meriti che le piccole e medie imprese hanno avuto nello sviluppo economico dell’Italia.

Oggi, però, di fronte a un quadro in profondo cambiamento, soprattutto le piccole imprese possono avere qualche grave problema, soprattutto per ciò che riguarda la disponibilità di risorse finanziarie da destinare, ad esempio, ad innovazione o a sviluppo dei mercati.

Le vie da percorrere, secondo me, sono rappresentate o da un’alta specializzazione in nicchie di mercato, o dalla creazione di strutture associative o consortili per attingere massa critica in certe funzioni aziendali.

 

 

D. Quali responsabilità nel passato e quindi quali impegni per il futuro nelle mani delle istituzioni pubbliche?

 

R. Vorrei evitare di cadere nella trappola di attribuire alla classe politica tutti i mali dell’Italia. Ma una responsabilità della classe politica, da qualunque parte sia stata espressa, è stata quella di non avere avuto, finora, la forza, o il coraggio, di smantellare strutture corporative che, oggi, appaiono sempre di più in contrasto con il profilo di un paese moderno.

E questo è uno degli impegni centrali della classe politica di oggi e di domani.

L’altro, di pari importanza, è quello di superare lo storico ritardo infrastrutturale dell’Italia, che ci penalizza sempre più di fronte all’Europa e alla competizione globale.

 

D. Ed infine, le banche quale ruolo pensa debbano svolgere per l’effettivo rilancio della economia italiana?

 

R. Quello che, tutto sommato, hanno sempre fatto: affiancare e sostenere la crescita delle imprese attraverso il credito e la consulenza qualificata.

Ad essere obiettivi, molti passi avanti sono stati fatti nella modernizzazione del sistema bancario.

Oggi, naturalmente, le esigenze delle Banche in termini di struttura e di dimensione, sono diverse da quelle del passato; anch’esse si devono muovere sull’orizzonte internazionale, confrontandosi con la concorrenza.

E’ però importante che all’indispensabile presenza internazionale si affianchi una visione attenta dei problemi locali, condizione essenziale per sostenere lo sviluppo del territorio.